Bai Bai…

Pubblicato su Uncategorized il 31 Maggio 2009 da ungomezandalou

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…vado in vacanza.

(nella foto,  i compiti)

Le stelle sono tante…..

Pubblicato su stella il 24 Maggio 2009 da ungomezandalou

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…milioni di milioni, ma di Stella i soffoconi, sono una rarità.

Quando incominciò a brillare nessuno s’e l’aspettava che fosse destinata di li a breve a diventare un corpo suino celeste di siffate dimensioni. Io per primo rimasi sorpreso del culo spropositato che avevo avuto imbattendomi per caso nella sua rilevazione attraverso il mio telescopio, quello li sotto, distratto dal rumore di fondo di migliaia, che dico centinaia, che dico diecine, o forse meno, di altrettanti corpi celesti, assai meno suini, ed a volte sospetto lì solo per rendere tali individuazioni assai più problematiche e null’altro.

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Se la classificazione stellare suina, che indentifica gli astri più considerevoli attraverso la magnitudine troiesca misurata dai gradi Kelvin rilevabili sulla loro superficie (leggasi “attitudine”) + avvenenza + quantità di sigle offerte + ragionevolezza di esborso preteso, è esatta, allora questa, senza ombra di dubbio, risultò tra le più clamorose zoccole mai individuate da qualsiasi apparecchiatura riproduttiva maschile che memoria di glande ricordi, almeno in questi paraggi.

Disarmante. Sorprendente. Sconcertante. Inaudita. Del tutto inusitata. Prodigiosa e strabiliante. Ed alquanto suinamente illuminante.

Ricordo me stesso appena uscito da casa sua. Sembrava camminassi volando su una nuvola avvolto ancora dalla sua luce riflessa. Leggero, beato, sensorialmente galvanizzato ma stordito. Ero in uno stato di grazia tale che anche i vigili urbani che mi stavano rimuovendo il mezzo in divieto di sosta sembravano correre verso di me per volersi congratulare dandomi un high five. Tutto intorno a me sembrava andare al moviolone, ogni rumore ovattato, ogni magrebino un amico, ogni ausilare del traffico un simpatico zuzzurellone. E pensavo solo a quell’incredibile scoperta-scopata astronomica che avrebbe da li a poco aperto una nuova era in quello che è il putanologismo applicato petroniano.

Poi un giorno sparì, pur con largo preavviso, gettando nello sconforto più nero la comunità scientifica in toto, che la stava ancora studiando ed anaLizzando.

Un vuoto surnologico quasi incolmabile, un’assenza passerologica ancora (se non in alcune rare occasioni) inconsolata, una lacuna parabolica mai più riempita.

Ed ancora io ed alcuni altri indomiti osservatori siam qui, col nostro telescopietto, ad osservare e riosservare il cielo infinito, nella speranza che quella Stella riappaia in tutta la sua lucentezza, o se non lei almeno una membra della sua sembra nutritissima e suinissima (ma mai quanto la stessa) famiglia celeste.

Comunque a noi piace ricordarla così, con quell’espressione un pò malinconica e quella flemmma tutta sua carattesistica, che si sdraia sul letto di pancia, si inarca offendoti il culo e ti chiede se per favore la puoi scopare a sangue, non prima però di averle infilato nella bernarda un braccio.

Eh si, le stelle sono tante, milioni di milioni, ma di Stella le sintonizzazioni eran una rarità.

 

Con simpatia, Gomez

L’olandesina di Cervia

Pubblicato su samara il 15 Maggio 2009 da ungomezandalou

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Capita ancora, anche se più di rado e soprattutto se prima di andare a letto non ho detto le mie preghierine, che l’olandesina di Cervia mi venga a trovare in sogno.

Nonostante siano passati ormai quasi cinque anni e nonostante abbia speso in analisi migliaia e migliaia di euri nel tentativo di rimuovere la sua malefica presenza dai miei ricordi me la ritrovo ancora, prima di spalle (come colonna sonora i Goblin di Profondo Rosso) poi lentamente che si gira, scosta la lunga chioma corvina e lascia intravvedere quella diabolica espressione e quella bocca sogghignante la quale un istante dopo spalanca per inserirvi una mano la quale mano ne uscirà subito dopo con un cellulare a forma di cazzo. Poi cominciare a digitare un sms e mentre lo digita, guardarmi e sogghignare. Poi lo invia per poi nuovamente spalancare la bocca e riporvi lo stesso cellulare cazziforme. E poi se ne va? No. Mi varca il cazzo di schermo, entra in cameretta mia e si dirige lentamente verso il mio lettuccio.  Io, mentre lei abbassa le coperte dello stesso mio lettuccio, sono paralizzato dal terrore, ma un pò mi scappa anche da ridere pensando a chi mai potrebbe essere quell’inetto del suo estetista. Poi mi prende l’uccello e comincia a digitarci su un sms, proprio come fosse il cellulare cazziforme che previamente s’era riposta in gola…

Poi lo invia…

Poi un altro sms…

Poi lo reinvia…

Poi…

mentre io la guardo paralizzato dal terrore, ma sempre sommessamente divertito, perchè si, è davvero brutta, e poi non riesco mica a capire perchè non usa il suo di cellulare cazziforme.

Che forse in Olanda usa così?

Oppure è solo perchè avrà esaurito il traffico?

L’olandesina di Cervia: probabilmente per scrivere la trama di The Ring si sono ispirati a lei ed ai fatti realmente accaduti in quel periodo di fine estate di qualche anno fa. Nessuna videocassetta maledetta ma solo un annuncio e qualche recensione assai soggettiva.

L’olandesina, personaggio grottesco al limite dell’inverosimile.

Si pubblicizzava come “studentessa olandese in vacanza in riviera” ed il bello sarebbe dovuto essere proprio la sua non convenzionale studentevolezza olandiforme che come conseguenza ovvia avrebbe dovuto avere quindi una spiccata no-professionalitudine, commistione micidiale per il fruitore medio, peggio assai peggio del miele per gli orsi. Ed infatti la baldracchetta, onesta con se stessa e col mondo, si rivelò proprio questo, cioè una che non ne aveva un’idea, che con l’ambaradan della prostiuition non c’azzeccava una beata fava, che avrebbe dovuto essere studentessa si, ma dei più elementari rudimenti di come si tromba in primo luogo, poi di come ci si veste, di come ci si esprime, dell’educazione e del savoire faire, che qualcuno dice sia dote innata ed è per questo che spero ora la bella olandesina si sia acquistata un appezzamento di buon terreno ivi tentare a praticar la mansione alla quale è assai più avvezza, cioè la coltivazione delle tuberose. Con sommo gaudio del popolo dei fruitori tutto.

Succede che, una disgraziata sera di un giorno da anatre, dalle parti di Cervia reduce da un raduno sociale, mi ritrovo a passare volutamente per caso dalle parti dell’abitazione di colei.

Prima non si fa trovare dicendo che oggi non ha voglia  e che è in vasca, poi dopo un po di corteggiamento telefonico convincendola che per lei ero venuto apposta da Milano accetta, ma solo perchè era già sulla strada del ritorno a casa, che se no potevo attaccarmi pure alla mia cippa.

Asserisce e stragiura che è olandese. Sono fuori da casa sua che la sto aspettando mentre sopraggiunge guidando quella che pare essere la sua vettura: è targata HU.

Sei proprio sicura di essere olandese? le chiedo.

Certo, mi risponde.

Allora traducimi Gullit, Van Basten, Johan Cruiff…

Tace e il suo sguardo si fa vitreo.

Tentativo di social time propedeutico al soccmel time. Lei per esprimersi emette suoni simili a quelli prodotti da un oca che sta pasturando nel laghetto. Le uniche cose sensate che riesce a comunicare sono “spogliati” e “che arrivo subito”.

Prima mi racconta una marea di stronzate, tipo che fa la modella (certo, se fai la modella tu come minimo Rosi Bindi st’altranno la vedremo sfilare per Victoria’s Secret), che è molto richiesta sia come modella che come attrice hard (e io sono Rocco Siffredi), che c’è un tizio in Calabria che per incannarsela le da un sacco di pilla (Gattuso?) e che per vederla le paga pure l’aereoplano, che è a Cervia solo per rilassarsi da tutto sto surmenage, che c’è la sua amica coi capelli sul biondo nella camera di là (amica che poi si rivelerà la sua salvezza). Insomma da sta marea di stronzate mi sommerge ed omai mi soffoca per davvero, se non fossi allenato a sopravviverci.

E’ nel mentre sta sopraggiungendo dopo le sue abluzioni che il suo cellulare suona per la prima volta. Ti secca se rispondo? No fai pure. E’ un cliente. Le faccio comunque notare che a me il cellulare acceso innervosisce. Mi fa presente che se non risponde poi pensano che non sta lavorando esprimendosi con gli stessi versi che emetterebbe uno struzzo indispettito perchè qualcuno sta cercando di infilargli un bastone su per il culo.

Fa per iniziare a succhiarmi la nespola mentre il suo cellulare suona per la seconda volta: è il moroso.

San Riccardo da Cocciante, patrono di tutti i cervi a primavera, spegni quel cazzo di cellulare che se no poi perdo la pazienza e poi è risaputo che telefonia e trombo non vanno di paripasso. Mi risponde emettendo suoni tipici di una papera che sta bisticciando con un’altra papera per la supremazia del territorio.

Il suo pompino è eseguito come se stesse leccando un lecca -lecca al gusto Merda: insulso.

Glielo faccio presente e lei risponde che è famosa per il suoi pompini. Le chiedo dove. A Paperopoli forse?

Poi il cellualre suona per la terza volta: è un cliente. Sono tentato di urlargli di scappare, finchè è in tempo. Poi mi viene in mente che nessuno per la verità ha urlato nulla a me.

Dopo lo sciempio del pompino, che già a questo punto molti se ne sarebbero già andati in preda all’ansia, allo sconforto, ai rimorsi, al disgusto ed ai pensieri funesti, decido comunque di provare l’ebbrezza della trombata.

L’inizio è a smorzacandela dove la sua concezione dinamica della posizione è che lei deve rimanere ferma immobile mentre io dovrei produrmi in energiche stantuffate lombari dal di sotto. Guarda, non vorrei rompere un tuo schema mentale, le dico, o ancor peggio rivelarti una verità scabrosa che fino ad oggi ti era stata volutamente tenuta segreta, ma in codesta posizione le leggi della fisica, la tradizione, il buon senso e il Sig Kamasutra stesso dicono che sarebbe la donna quella che deve stantuffare…

Il telefono suona per la quarta volta in cinque minuti: è un’amica.

La chiacchierata si svolge nella piu completa rilassatezza sua, col mio spinotto inserito nella sua presa. Mi pare talmente beata e padrona della situazione che comincio a sospettare che lei non riceva tanto per far baiocchi o robe simili quanto piu per poter far si di conversare tranquilla e serena con le amiche, condizione umorale (spinotto nella presa) che altrimenti non avrebbe potuto giammai auspicarsi. Con quell’aria da fagiana paciaruta e pacioccante che si dice “Ma chi m’ammazza ammè?”

Orco cazzo d’un boia…

Il sangue comincia ad andarmi al cervello e le vene cominciano ad ingrossarsi. Mi chiede starnazzando di pazientare solo un minuto che deve organizzarsi lo shopping del giorno dopo. Sono preoccupato per ciò che sono i miei pensieri malvagi. Mi guardo allo specchio che c’è di fianco al letto noto che dalle mie orecchie sta uscendo del vapore.

Allarmato da tale surriscaldamento decido di metterla a novanta per la pecora risolutiva.

Qui dovrei stantuffare io ma noto con sinistra sopresa che stantuffa lei. Nei circuiti cerebrali dell’olandesina ci dev’essere qualcosa di stagnato male, tanto che sono lì lì tentato di assestarle un bel colpo in testa fatto bene, tipo quelli che si usa dare alle televisioni quando il canale è disturbato e che poi, data la pacca, si torna a vedere bene.

Ma il cellulare suona per la quinda volta: è un sms. Sono li che sto stantuffando mentre lei lo legge attenta non dimostrando alcun interesse per le cose che nel frattempo la stanno penetrando. Vabbè dai chissenefrega, ho già quasi finito e poi me ne vado da qui, penso.

Quand’ecco che, una volta finita l’attenta lettura comincia a digitare sul telefonino.

Ma che stracazzo stai facendo porca di quella troia immonda? Le chiedo gentilmente. Sto rispondendo all’sms di mia mamma, mi dice con la candida innocenza stessa di un deputato parlamentare.

Di tua mamma?

La mamma è sempre la mamma. E c’è un limite a tutto. Il limite Mamma non può essere eticamente oltrepassato. Un sms alla mamma mentre ti fai impecorare? Beh, ma…..

A questo punto sono realmente incazzato, tanto che arrivo a temere per l’incolumità fisica della baldraccuccia stessa. Solo la presenza dell’amica coi capelli sul giallo nella camera affianco si rivela poi la sua salvezza: per farla tacere avrei dovuto sopprimere anche lei, e non m’andava.

Ero talmente incazzato che urlando e sbraitando uscii dalla villettla con le braghe ancora mezze calate da tanta era la foga del voler uscire da quella situazione assurda e solo quando fui già in strada mi accorsi che c’erano due famigliole attonite con il cane anch’egli attonito che mi guardavano terrorizzate con il cane anch’egli terrorizzato.

Ero talmente incazzato che emettevo energia fotonica.

Me ne accorsi solo mezz’ora più tardi quando un tizio al semaforo attirò la mia attenzione facendomi dei segni.

Che stracazzo vuoi? Gli dico. Fosse stato un lavavetri in quel momento l’avrei ucciso.

Guarda che hai i fanali spenti, mi dice.

Cazzo, avevo guidato mezz’ora di notte coi fanali spenti. Ero talmente incandescente che facevo luce tanto che fui pure avvistato sulla cervese e il giorno dopo sul giornale catalogato come Puttaniere Incandescente Non Identificato.

Vedi tu…

L’olandesina di Cervia…

Rabbrividiamo.

 

 

Con simpatia, Gomez

Latin lover

Pubblicato su simona il 10 Maggio 2009 da ungomezandalou

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riccione, agosto 2008

io: “Che ne pensi del maschio latino?”

simona : “Che si,  Giulio Cesare me lo sarei anche scopato”

A menina que passa…

Pubblicato su priscilla il 5 Maggio 2009 da ungomezandalou

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vinha cansado de tudo

de tanto caminos

tão sem poesia

tão sem passarinhos

com mêdo da vida

com mêdo de amar

quando na tarde vazia

tão linda no espaço

eu vi na menina

que vinha num passo

cheio de balanço

caminho do màr

 

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Thank you!

Pubblicato su ritta il 29 Aprile 2009 da ungomezandalou

 

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if the sun refused to shine

i would still be loving you

if the mountains should crumble to the sea

there would still be you and me

kinda woman, i give you my all

kinda woman, nothing more

little drops of rain, whisper of the pain

tears of loves lost in the days gone by

but my love is strong

with you there is no wrong

togheter we shall go untill we die…

inspiration is what you are to me

inspiration, look’n see…

and so today my world is smiles

your hand in mine we walk the miles

thank to you it will be done

for you to me are the only one

happiness, no more be sad

happines, i’m glad…

if the sun refused to shine

i would still be loving you

if the mountains should crumble to the sea

there would still be you and me

Andato!

Pubblicato su Uncategorized il 26 Aprile 2009 da ungomezandalou

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:-)

Andiamo?

Pubblicato su Uncategorized il 25 Aprile 2009 da ungomezandalou

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La lingua batte dove il clito di Masha ride….

Pubblicato su masha il 23 Aprile 2009 da ungomezandalou

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Perchè è decisamente inconsueto imbattersi in una fanciulla talmente avvezza alla pratica della lingua cunnigula, talmemte avvezza che sovente hai come l’impressione che ti basti il solo pensiero per produrle in quella zona una tempesta di turbinanti orgasmi della quale autenticità hai conferma da quell’inconfondibile feromonico retrogusto.  Quasi un nettare, comunque indubbiamente sostanza dalla composizione sterica analoga a qualche tipo di endorfina vista la dipendenza drammatica che crea.E temo addirittura che la fanciulla ne produca di suoi specifici di tali umori psichedelici, a giudicare dalla folta schiera di tossicodipendenti che frequentano le sue zone, sia topografiche che topagrafiche.Umori che la contraddistinguono, quindi. Umori  dei quali puoi strafarti solo li e non altrove, nell’ attesa che qualche ditta farmaceutica in cerca di nuovi composti coi quali schiavizzare l’utenza e quadagnare miliardi se ne possa accorgere e brevettarne a fini commerciali l’essenza.

Insomma, roba da veri sommelier della lallera o più comunemente da tossici della patata tuberosa russa.

Roba per molti ma non per tutti.  Roba per belli e roba per brutti. Roba per onesti e per farabutti.  Roba per avvocati ed ingegneri, per tassisti e per pompieri. Roba per bianchi e roba per neri.  Roba per deficienti e roba per seri.

Roba per chi piange e roba per chi ride, roba che unisce e che non divide.

Insomma la figa di Masha, il vero oppio dei popoli.

 

Con simpatia, Gomez

Manuela e la questione del parcheggio….

Pubblicato su manuela il 15 Aprile 2009 da ungomezandalou

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Che oggi come oggi non si trova più un parcheggio, manco a pagarlo oro. E quando è a gratis se non ti ci ficchi sei un babbeo, così, per la semplice ed inusistata ebbrezza di occuparlo, anche se non c’hai un cazzo da fare lì. Anzi, avresti un lavoro da svolgere ed una vita da vivere ma…Chi trova un amico trova un tesoro. Chi trova un parcheggio, parcheggia.E quando fai la bastardissima mossa di chiudere la macchina, fare due passi e ritornare indietro facendo scattare i lampeggianti dell’apertura che quello dopo si ferma e fa”Scusi. Va via?”No, non vado via, ho deciso di penderci domicilio qui, anzi ora vado a sciegliere il salotto e la carta da parati, meglio verde pistacchio o un giallo terra bruciata? Poi la tele LCD, il gatto e mia suocera….”Rego che vado via, giusto il tempo di andare a sifonare un attimino  questa Manuela tattooata che certe bazze posteggiotrombatorie bisogna saperle cogliere al volo quando ti si presentano, mica puoi fare finta di niente.  E’ un segno. Una divinazione. Uno scherzo del proprio intestino”.Poi lo dice anche Iglesias: Manuela è una parte di infinito, perchè solo io ho capito, l’importanza dei suoi baci e il parcheggio immenso che mi da, Manuela (ti prego, non amarme, ho poi aggiunto io).

 

Per tutto il resto? Non che sia il diavolo questa Manuela però quel bulbo frikketto-rasta + i tattoo  spiaciaccati quà e là su tutta la sua superficie corporea le donano una aria più afflitta di ciò che poi alla fine realmente è.  Stranozza? Può darsi. Irrequieta? Può pure essere.  Di per certo la cosa che mi sovviene con più nostalgia del nostro incontro è che un parcheggio li sotto non l’ho mai più trovato.

Mai…

Qualche risata e qualche convenevole post coitum.

Poi estraggo mesto la tromba da viaggio che mi porto sempre appresso. Eseguo “il Silenzio” e dopo  mi appropinquo, ahimè, a cavare la vettura dal posteggio.

Dallo specchietto retrovisore ho visto che due tizi si sono sparati a vicenda per succedermi alla sosta.

“Corbezzoli. Ancora non mi capacito della botta di culo che ho avuto” gridava quello dei due non morto assassinato.

Poi l’ho visto che si produceva baldanzoso verso la solita location, anche lui vittima del di questo degradante flagello che affligge la nostra società:

il parcheggio a pagamento….

 

Con simpatia, Gomez

 

 

ps. la foto è di repertorio, ma può anche assomigliarci